appuntamenti · Settembre 2, 2025

IN / philosophy festival, XI edizione

Ischia, 27 settembre 2025

L’IN / PHILOSOPHY FESTIVAL di Ischia celebra la sua undicesima edizione, riaffermando la propria identità di spazio d’incontro in cui il pensiero si fa esperienza viva. Il tema scelto per quest’anno, “Felicità. Essere o avere?”, invita a esplorare la tensione eterna tra ciò che possediamo e ciò che siamo. In un mondo che misura il valore in base all’accumulo, il Festival propone una riflessione che restituisce centralità all’essere, alla qualità delle relazioni, alla capacità di abitare il tempo con consapevolezza.

Il 27 settembre, alle h 17:00, parlerò di:

Tra godimento e desiderio. Per un’educazione filosofica alla felicità nell’era delle connessioni totali

Cosa intendiamo davvero quando parliamo di felicità? Se il vocabolario la definisce semplicemente come un’esperienza di gioia e appagamento, la filosofia ci insegna a diffidare della semplicità del linguaggio quotidiano, svelando ambiguità e insidie che abitano questo concetto apparentemente limpido. Attraverso le lenti critiche di Schopenhauer e Lacan, infatti, la felicità si rivela un sentimento ambiguo e potenzialmente pericoloso: associata all’idea di godimento, rischia di tramutarsi in una “linea di morte” per l’individuo, soffocato dalla noia o dalla ricerca ossessiva di appagamento. È invece il desiderio – nutrito di distanza e immaginazione – ad animare e promuovere la vita. Tale paradosso emerge con particolare forza nell’era digitale, dove la promessa di prossimità assoluta, il telematico come annullamento della distanza, finisce paradossalmente per svuotare l’immaginario, come osserva Žižek. L’eccesso di accessibilità riduce la ricchezza del rapporto con l’Altro a un simulacro di immediatezza, sostituendo il desiderio con un godimento vuoto e ripetitivo.

Eppure, l’infelicità della felicità non è un destino inevitabile. Diventa urgente, oggi più che mai, un’educazione filosofica alla felicità che insegni a rapportarsi alle cose – e agli schermi – non come semplici oggetti di consumo, ma come mediatori di relazioni autentiche. Si tratta di sostituire la logica della monopolizzazione (delle piattaforme, delle attenzioni, dei like) e dell’intossicazione (da stimoli continui) con quella della differenziazione, intesa come capacità di riscoprire nel digitale uno strumento da riabitare criticamente, capace di amplificare, anziché comprimere, le possibilità del desiderio.

La felicità, allora, non sta nelle cose connesse, ma nel modo in cui scegliamo di connetterci: l’intervento propone una riflessione filosofica corale per immaginare un futuro in cui il digitale non sia più l’oppio di una felicità illusoria, ma il terreno fertile di una gioia consapevole e pluralista.